Build in public, o il narcisismo del foglio elettronico
Per nove mesi ho pubblicato ogni venerdì il mio MRR in pubblico. Numeri grafici sorrisi. La gente mi mandava cuori, e io mi sentivo coraggiosa. Poi una mattina di novembre ho ricevuto una mail da un concorrente. «Grazie per l'analisi gratuita del tuo funnel», scriveva. «Ho copiato la struttura dei prezzi e abbiamo già sottratto due dei tuoi clienti più grandi.»
Il "build in public" è diventato un'estetica prima ancora che una strategia. Si confonde la trasparenza con la performance. Si confonde l'audience con la community. E si confonde, soprattutto, la fragilità di un piccolo prodotto con la robustezza di un brand. Twitter applaude entrambe le cose nello stesso modo, ma sono cose diverse.
Non sto dicendo di smettere di raccontarsi. Sto dicendo di scegliere con cura cosa si racconta e quando. Le cifre assolute attirano predatori. Le storie attirano alleati. Le emozioni attirano clienti. Se devi spostare un numero da una colonna all'altra, spostalo sempre verso la colonna «storia». Sarà meno virale e molto più difensivo.
Ho smesso di pubblicare il fatturato. Pubblico le decisioni: cosa ho rifiutato di costruire, cosa ho disattivato, quale cliente ho lasciato andare e perché. Le impressioni sono crollate. Le conversioni a clienti paganti sono triplicate. La differenza fra essere visti e essere scelti è esattamente la differenza fra un grafico e una scelta.